Dieta ricca in grassi e cancro

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1. La cellula tumorale

Le cellule tumorali presentano profonde differenze rispetto alle cellule non trasformate, dal punto di vista genetico, energetico ed istologico. La trasformazione di una cellula normale in una cellula cancerosa maligna consiste in un processo patologico che richiede molti passaggi ed è frutto di una continua interazione tra mutazioni di oncogeni (geni che codificano per proteine che stimolano il tasso di divisione delle cellulle) e/o geni oncosoppressori, (geni che codificano per proteine che inibiscono la proliferazione cellulare) cambiamenti nel microambiente di crescita indotti dal tumore stesso ed, infine, riprogrammazione metabolica. Molte delle conoscenze su quest’ultimo punto sono emerse nell’ultima decade, grazie all’intento di comprendere meglio la regolazione del metabolismo energetico durante l’oncogenesi, e hanno arricchito il quadro già noto della trasformazione tumorale, tra cui i seguenti punti: i) risposta a segnali di crescita e/o arresto; ii) prevenzione dell’apoptosi e della senescenza; iii) induzione dell’angiogenesi (il processo che permette la formazione di nuovi vasi sanguigni) e capacità di colonizzare altre zone dell’organismo (metastatizzazione) (Hanahan and Weinberg, 2000).
A questi fenomeni si sono recentemente aggiunte nuove proprietà, quali la difesa contro il sistema immunitario e, appunto, le modificazioni del profilo energetico (Hanahan and Weinberg, 2011).

2. Metabolismo delle cellule tumorali

Negli anni ’20 dello scorso secolo Otto Warburg pubblicò delle evidenze che il metabolismo delle cellule tumorali si sposta dall’ossidazione del glucosio ad anidride carbonica e produzione di adenosina trifosfato (ATP) mediata dalla catena respiratoria mitocondriale, verso la riduzione fermentativa del piruvato in lattato, fenomeno conosciuto come “effetto Warburg”. Si parlava quindi di un metabolismo da parte delle cellule tumorali di natura prevalentemente glucidica. Questo perché il glucosio, come gli altri zuccheri, offre una via metabolica più veloce, utilizzabile anche in condizioni di anaerobiosi (basse pressioni parziali di ossigeno). Inoltre, la degradazione del glucosio rifornisce la cellula di importanti intermedi metabolici necessari per le vie biosintetiche (vie di formazione di nuovi componenti delle cellule) come il ribosio per la sintesi dei nucleotidi (e quindi del DNA), il glicerolo e il citrato per quella dei lipidi, amminoacidi non essenziali ed infine, attraverso la via del pentosio fosfato, NADPH, che fornisce equivalenti di riduzione per le biosintesi riduttive.
Tuttavia negli ultimi anni è cresciuto sempre più l’interesse verso il metabolismo dei grassi e la sua interazione con la crescita tumorale, motivato da nuove scoperte di biologia cellulare e da studi epidemiologici.

3. Metabolismo lipidico e cancro

Il carcinoma mammario è il tumore più diffuso al mondo; le condizioni di sovrappeso o di obesità sono spesso associate ad un aumentato rischio di sviluppare una neoplasia, soprattutto nelle donne in menopausa. Inoltre, la formazione di un cancro nel tessuto mammario è comune tra gli animali da laboratorio, soprattutto ratti e topi, e generalmente ha una correlazione positiva con il peso corporeo (Rao, 1996). Gli effetti dell’obesità sulla promozione tumorale derivano dall’interazione tra l’assunzione energetica ed il dispendio energetico (peso corporeo) mediata da meccanismi paracrini ed endocrini. È stato dimostrato, inoltre, che l’obesità aumenta la suscettibilità di sviluppare tumore al seno in ratti ovariectomizzati trattati con 7,12- dimetilbenzantracene (DMBA), un carcinogeno, suggerendo che fattori derivati dal tessuto adiposo possono avere effetti sufficienti per la promozione tumorale in modelli di animali obesi (Hakkak et al., 2007). In studi similari, è stato inoltre dimostrato come l’obesità possa accelerare la velocità della crescita in animali ovariectomizzati rispetto a quelli che non lo sono (Nunez et al., 2008). Inoltre, i tumori mammari indotti dalla DMBA mostrano un minore tempo di insorgenza in topi obesi rispetto a topi magri. Per di più, i tumori sviluppati nei topi obesi mostrano maggiore invasività (Hakkak et al., 2005), e una ricorrenza maggiore di metastasi polmonari (Gordon et al., 2008).

Negli uomini, il cancro alla prostata è uno dei più comuni. Esso mostra diverse similitudini con il carcinoma mammario, tuttavia, il ruolo dell’aumento di peso in questo caso è ancora da chiarire. È stato riportato che l’obesità è correlata con una maggiore aggressività di questa neoplasia (Bassett et al., 2012). Inoltre, uno studio condotto su topi alimentati in un regime alimentare ricco di grassi ha dimostrato come aumenti l’incidenza di sviluppo di un adenocarcinoma prostatico caratterizzato da una maggiore invasività stromale rispetto ai topi di controllo (Blando et al., 2011). In un altro studio è stato osservato come la dieta occidentale, ricca in grassi, possa incrementare l’incidenza di tumore prostatico. Inoltre, è stato riscontrato che questi tumori possiedono una maggiore capacità di metastatizzare (Llaverias et al., 2010). Sono ormai molte, quindi, le evidenze che suggeriscono una forte associazione tra regime alimentare ricco in grassi e cancro, sia in termini di incidenza che di aggressività.